Le piñatas de Il Mondo di Naty

Ciao a tutti,

oggi vi parlerò di un argomento che a me piace tantissimo. Si tratta delle “piñatas”, ovvero di quelle che in Italia vengono chiamate “pentolacce o pignatte”.

Devo ammettere che ho sempre pensato che la loro origine fosse messicana, perché di solito si crede che siano nate in Messico e poi diffuse in vari paesi del continente Americano; ma leggendo un po’ di storia ho appreso che in realtà la piñata probabilmente è originaria della Cina. Infatti fu Marco Polo che scoprì questa magnifica tradizione cinese in uno dei suoi innumerevoli viaggi.

Per festeggiare l’arrivo del loro anno nuovo i cinesi costruivano una piñata con carta colorata a forma di bue o di mucca, che veniva riempita con semi e poi rotta con una mazza; quello che restava della piñata veniva quindi bruciato. La parte più particolare di questa tradizione è che si credeva che le ceneri fossero di buon auspicio, tanto che nascevano veri e propri litigi per accaparrarsele.

Marco Polo portò con sé questa tradizione in Italia e la stessa fu poi adottata nella quaresima, prendendo così un’accezione un po’ più religiosa. La piñata arrivò quindi anche in Spagna e fu così che fu “esportata” nel nuovo mondo dai conquistadores. (Beh questa è la parte della storia che meno mi piace… la parola conquistadores mi fa accapponare la pelle). 

Arrivati nel nuovo mondo, i conquistadores l’utilizzarono come strumento per convertire i nativi americani Azteca e Maya alla religione cristiana, obbligandoli così ad abbandonare la loro cosmovisione. La nota che mi incuriosisce molto di tutto questo è che sia gli Azteca che i Maya avevano a loro volta una propria tradizione con una sorta di pentolaccia fatta di terracotta. I primi l’utilizzavano come offerta per il loro dio della guerra Huitzilopochtli, mentre i secondi realizzavano una pentola in terracotta che era riempita di cacao, sospesa in aria e poi rotta. 

Gli spagnoli sfruttarono quindi le similitudini nella tradizione della piñata come uno stratagemma per far sì che i nativi americani potessero ascoltare più volentieri la religione cristiana, trasformandola così in un mezzo per convertirli alle loro idee ed imporre il cristianesimo ad un popolo che aveva già il proprio credo e la propria visione del mondo.

La piñata nelle posadas messicane:

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con gli anni si diffusero soprattutto in Messico, dove iniziarono a fare parte delle tradizioni religiose legate alle “posadas” (processioni e rappresentazioni religiose durante il periodo dell’avvento). La forma tradizionale è una stella con sette picchi: ciascuno rappresenta uno dei sette peccati capitali ( ira, avarizia, invidia, superbia, gola, accidia, lussuria); le persone che la rompono devono essere bendate come simbolo della loro fede cieca che distrugge il male. Vengono riempite con dolci e frutta di stagione che, quando cadono a terra una volta che la pignatta viene rotta, rappresentano la sconfitta del male e l’arrivo delle benedizioni per tutti.

La piñata in altri paesi:

questa tradizione si è estesa ad altri paesi dell’America Latina, sopratutto in America Centrale. E questa è la mia parte preferita di questo articolo perché vi parlerò un po’ di quello che ho vissuto da bambina. In Guatemala (il mio paese) diciamo sempre: “una fiesta sin piñata no es fiesta” ovvero: “una festa senza piñata non è festa”.

Infatti le piñatas non possono mancare in nessuna festa soprattutto in quelle dei bambini. Ogni festeggiato sceglie in base al proprio gusto il suo personaggio preferito di un cartoon, una serie, oppure delle fiabe. Spesso nelle feste si rompono due piñatas o più. Le dimensioni sono diverse ed a volte capita che si tratti di piñatas veramente grandi. Il momento della piñata è sempre prima della torta, ed è uno dei più attesi.

Quando ero piccola era uno dei miei  momenti preferiti… aspettavo l’attimo in cui le caramelle cadevano a terra; a volte cercavamo di indovinare chi sarebbe stato quello che sarebbe riuscito a romperla. Ovviamente io non volevo essere quella che la rompeva, perché da bendata, non avrei potuto prendere le caramelle per prima! (eh lo so, ero una piccola peste). I giorni prima della festa si cerca sempre una mazza che sarà utilizzata per romperla, solitamente si cerca l’asta di una scopa vecchia o un legno adatto. Poi resta solo il conto alla rovescia, che è il più lungo dell’universo nella testa di un bambino che non vede l’ora che arrivi il giorno del suo compleanno.

La piñata come artigianato: 

in America Latina la realizzazione delle piñatas è autentico artigianato. La loro costruzione spesso può essere complessa ed esistono i cosiddetti “piñateros”, ossia artigiani che da sempre le costruiscono. Ci sono veri e propri negozi, anche di grandi dimensioni, dove ogni piccolo o grande festeggiato va alla ricerca di quelle che saranno le sue piñatas. Le si trovano di tutte le dimensioni e grandezze, realizzate con tecniche e materiali diversi.

Ci sono tantissimi piñateros che hanno tramandato la loro professione di padre in figlio per generazioni, rendendo il loro un mestiere molto importante nella nostra società e grazie a quel lavoro pieno di sacrifici ma anche di moltissimi colori hanno portato avanti le loro famiglie.

L’elaborazione:   

pinatas natalizie Il Mondo di Naty

le piñatas possono essere realizzate con tecniche e materiali diversi, dalla terracotta, alla carta pesta o cartone.

La loro elaborazione, come ho detto prima, è molto complessa e richiede soprattutto amore ed impegno. Per alcuni modelli ci possono volere giorni di lavoro, ma il tempo minimo per realizzare una piñata piccola a regola d’arte con la “tecnica più semplice” è di almeno 3 ore; per quelle di medie o grandi dimensioni potrebbero volerci anche 10 ore o, a volte, anche due giorni. Ma alla fine il risultato è fantastico e vedere gli occhi dei bambini brillare non ha prezzo.  

E’ per questo che ho deciso di aggiungere le piñatas alle mie proposte. In primo luogo, perché così mi sento vicina alle  mie origini ed ad alcuni bei ricordi d’infanzia; e poi perché è così bello quando un bambino vede la piñata che desiderava nella sua festa.

D’altra parte ve l’ho detto: “una fiesta sin piñata no es fiesta”.

Ci vediamo in giro!!!

Naty

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Autore dell'articolo: Naty

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